martedì, 15 settembre 2009
author: Gardrathbelga @ 02:37
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Well, show me the way
To the next whiskey bar
Oh, don't ask why
Oh, don't ask why


Alabama song - The Doors


Slegarsi dal contesto, distorcersi, scomparire. Uscire dal loop, prima che sia troppo tardi.

Una sera come tante, o forse con più alcool in corpo; una sera come tante, l'ultima della mia vecchia vita.

C'è la realtà, da una parte.E dall'altra c'è la paranoica rincorsa all'immaginario, al falso che diventa vero perchè pensato e sentito; ci sono le emozioni, ponte tra vero e falso, che si accumulano impietosamente.

Gli stessi luoghi, gli stessi nomi.

Il tempo cambia, solo in apparenza. E' uno scorrere fittizzio, fatto di emozioni sempre uguali, discorsi identici a quelli precedenti, paure, insicurezze, debolezze; ed è un fluire lento, perchè è costretto a replicarsi entro gli stessi abusati schemi: stessi luoghi, stessi nomi.

Guardare sempre, ostinatamente , il mondo secondo una lente rifrangente, che spezzetta la realtà in singoli sprazzi di falsa luce.

Masticare queste immagini, vederle ritornare a intervalli, non poterle modificare ma cercare costantemente di chiudere le palpebre, e non riuscirci.


Schizofrenia dei luoghi, dei pensieri, delle parole.

E lo diventano anche le persone, ai tuoi occhi. L'uno e l'altro che si scontrano, che si sfidano sapendo di non poterne uscire che entrambi sconfitti.

L'essere qualcosa, e l'apparire un istante dopo completamente diverso, negli occhi di chi ti siede al fianco.

Spezzare, recidere quello che si è cercato fino a poco prima di accrescere, con un singhiozzo represso, ma i muscoli tesi. Cambiare volto, mettersi un trucco pesante, lasciar montare l'instabile, invertire mostruosamente lo scorrere delle emozioni per scagliarle contro l'altro. Tutto già successo, tutto che riappare.

Devo fuggire per questo, fuggire dalla ruota che mi schiaccia, a intervalli regolari, contro il suolo.

E' facile, quando lo si è imparato. Lasciare un pessimo ricordo, uno di quelli che si affievolisce in fretta, una brace mezza nascosta dalla sabbia; il tempo, quello degli altri, torna a scorrere, e i rimasugli della mia immagine possono essere dimenticati.

Il nostro è un mondo di apparenze. Facile dirlo, ricorrendo a discorsi abusati, pensando a chi è peggio di noi. Ma è un mondo di apparenze per tutti, per chi se ne compiace e per chi, ipocritamente, cerca di rifiutarlo.

Ma non è un rifiuto convinto, è più che altro uno schermarsi per poter giustificare i successivi tentennamenti, e quindi la decisione di essere, una volta ancora, legati all'esteriorità.


Conta a poco, certo, dire quello che è importante per me. D'altronde mi confuto spesso, ritorno sui miei passi per poter rivedere pensieri e punti di vista, sbugiardo in un punto successivo quello che sostenevo fino al giorno prima.

Non mi considero una persona per intero, insomma. Mi vedo più come un delirante accumulo di insicurezze, rabbie e frustrazioni. La mia vita, fino a questo segno, è stata questo. Non tutta la mia vita, ma solo quella dedicata alla ricerca dell'altro.

Il mondo ti appare perfetto, quando ti vedi e ti percepisci sbagliato, fuori luogo, inetto.

Le persone appaiono perfette, esaltate nelle loro sublimazioni, frutto al tempo stesso della mia mente e delle loro azioni difficilmente interpretate.

Le persone vivono, si incontrano, si perdono. Si considerano, semplicemente, l'un l'altro.

Si sentono inserite in mondi che comunicano, e vanno l'uno incontro all'altro perchè è così che deve essere, è questo quello che deve accadere.

Ci si scopre, ci si reinventa e si cerca costantemente la novità , il motivo per appassionarsi all'altro, per non incorrere nel vuoto che minaccia sempre di inghiottirci.

Viviamo esistenze al limite, portate lì dalla nostra voglia di azione, ce ne assumiamo i rischi e coraggiosi volgiamo il viso alle sofferenze, tutto unito in un circolo che si autoalimenta, e che appare perfetto, nella sua semplicità.

Sì, la realtà è questa, grossomodo. Ne posso parlare non per una conoscenza diretta, ma solo perchè ho la capacità di osservare attraverso il non detto, l'inespresso, il nascosto. Quella che è la vita degli altri non è la mia vita, quello che è lo scorrere di tutti non è il mio scorrere.

Tutto avanza, si evolve al di fuori di me. Io al contrario, sono sempre rimasto atterrito dagli stessi spettri, che appaiono di volta in volta con vestiti diversi, apparenze differenti, incongruenze solo superficiali. Mi conoscono, questi mostri della mia mente, e il destino si diverte a farli apparire insieme, nello stesso luogo, passato e presente, solo per poter dire:

- “ Siamo ancora qui.” -

A cosa serve l'esaltazione dell'altro, se non porta a null'altro che una sublimazione che non corrisponderà mai a prova concreta, ma che tuttalpiù verrà avviluppata nella patetica comunanza intellettiva?

E attendere, aspettare che qualcosa, inaspettatamente, cambi, non è profondamente patetico?

L'uomo dev'essere artefice della sua fortuna, e credo di averlo ignorato per troppo tempo.

Ho ignorato tante cose per troppo tempo.

Ho ignorato di essere poco altro che un simpatico diversivo, incapace di un ruolo di protagonista nella vita di qualcun altro;

ho ignorato quella rabbia, che periodicamente riemergeva, perchè costretta a non accettare ed a non essere accettata, e si faceva strada nell'insoddisfazione, nello scoramento.

Ho ignorato il demone che si agitava nello stomaco, che mi urlava di voler essere differente, voler essere qualcun altro.

E poi, tutto, con tempistica perfetta, tutto si è messo a correre. E io fermo, in cima alla salita, a guardare la vertigine.

Fin quando non scomparirò, non arriverà il passato.

martedì, 08 settembre 2009
author: Gardrathbelga @ 02:39
category: aggiornamenti, erasmus, liège
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Questo è in fin dei conti un diario di viaggio.

L'Erasmus è stata sotto certi punti di vista una esperienza che ha creato un terremoto nei miei sistemi di riferimento, ma si è trattato pur sempre di un periodo determinato.

Un viaggio, in fin dei conti. 6 mesi possono sembrare tanti per un viaggio, ma in fondo è il tempo necessario per capire qualcosa delle nuove persone che ti circondano, e di te stesso.

Nel '700 c'era il Grand Tour, preferibilmente in Italia, e i giovani benestanti passavano 4,5 anni in giro per il Bel Paese a "imparare le arti" ... quello di oggi ne è una versione sicuramente più democratica, ma in fondo intenti e sentimenti rimangono gli stessi.

Ci sono le persone, poi. Persone che vanno, persone che rimangono, gente che scompare, con cui magari si riannodano piccoli laccetti di tanto in tanto, altri che si perdono completamente di vista.

Certo, oggi c'è la telematica, ma sono solo surrogati della vita. Pregevoli quanto volete, ma pur sempre copie imbastardite. Seconde o terze vite che siano, non rappresentano che una piccola fessura di un mondo caleidoscopico.


Sono almeno 4 anni che mi considero un pendolare. Il dove è ormai relativo, ma continuo a oscillare tra città diverse, e assieme alle città, ovviamente tutto il resto.
Bari-Roma-Liegi, e lo considero, se devo guardare con ottimismo alle mie aspettative future, solo l'inizio di una lista. Ma per quanto mi sia sforzato, il Pendolo torna sempre al punto di partenza, e con esso l'animo.

L'ho già scritto da qualche parte più sotto, tra l'altro, di quanto mi affezioni alle cose, alle persone, ai cieli.

Quello di Liegi, se terso, ha il turchese intenso del Nord Europa; Roma è d'un azzurro limpido, quasi sempre macchiato da qualche nuvola peregrina; Bari invece è chiara, quasi abbacinante, nell'estate piena.

Forse quello del Belgio, così raro, anche nella memoria ormai, è quello che visualizzo con più piacere, ma è quello della mia terra che mi indica le radici.

Ma il problema è un altro.

E' che, nonostante i ritorni, forse anche continui, non posso che osservare con un certo terrore come il pendolo mi costringa sempre a recidere tutti i nodi che faticosamente tento di annodare, da una parte e dall'altra.

Io, agli occhi di molti che semplicemente rimangono, non posso che rappresentare un elemento in fondo in fondo alieno, nel senso stretto di visitatore, non fisso, di una realtà che non è più la sua.

" E' diverso. Tu non stai qui." È una frase che mi sono sentito ripetere un paio di volte quest'estate. Ogni volta, per quanto semplicemente reale, portava la mia mente a pensare al solito, ormai, momento del distacco.

Certo, se devo considerare l'addio più struggente, è ancora una volta il paese dei sachettes jeunes a vincere a mani basse: Quel cerchio di gente all'entrata del Carrè, salutando visi che sapevo forse non avrei visto più, e l'abbraccio con azu e paulo, loro sì, persi nel mondo, e con loro tanti altri.

Tutto scorre, no, ed allora mi preparo ancora una volta ad andar via, a sparire dalle vite di molti, salvando la promessa d'un ritorno, forse non lontano nel tempo, tanto da far dire a qualcuno  - "E di nuovo qua stai?" - , ma che pur sempre mi consegnerà nelle menti di molti al regno del transitorio.

Non so voi, ma odio tutto ciò.
giovedì, 27 agosto 2009
author: Gardrathbelga @ 04:45
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Loop


La sensazione rimane la stessa.

Il demone torna a fare visita periodicamente, ormai è quasi un parente, lo conosco e gli apro la porta.

Ogni volta, la stessa emicrania. È tutto lì, già raccontato, eppure in attesa d'essere steso sulla tela; non avrebbe forse senso, fosse diverso.


Esprimersi non è un gioco da intellettuali. Esprimersi è disagio, rottura, fatica, sangue asperso sui mausolei delle nostre memorie; c'è poco da scherzare. Il demone non è gentile, non si presenta al momento giusto, appare e basta.

Non importa che ore siano, non conta il posto: lo vedi lì, in lontananza, e sai già che ti ha bloccato a terra, che presto si divertirà con te, ti verrà incontro solo per poterti meglio controllare. E tu sei lì, a guardarlo negli occhi, a tentare di affrontarlo, ogni volta in maniera diversa, ogni volta già sentendo tra le labbra un gusto amaro, che non serve lavar via, che non serve ignorare.


Mi guardo attorno, riesco a dare a tutto un solo nome, un unico grande giro che, senza farmene accorgere, ritorna al suo posto, non riavvolgendo il nastro, però, ma scorrendo diritto, prendendo una curva, ripercorrendo le stesse strade.


Le stesse strade, gli stessi nomi. Il demone ha deciso di tormentarmi, è questo il parassita insinuato nella mia corteccia.

Se la vita fosse la mia, unica ed esclusiva, il messia l'avrei trovato. Mi ha spiegato in frammenti queste sensazioni, mi ha anticipato quello che sarebbe stato, a metà del cammino.

Stessi posti, stessi nomi, stesse sensazioni.

Negative, o positive, conta più che altro il verso. O forse nemmeno quello, solo l'astratta idea dello scorrere, cui siamo avvinti, è così, panta rei, non perchè sia tutto né perchè debba farlo, ma solo perchè sarebbe terribile a pensarsi; e non avrebbe forse senso, fosse diverso.

Tutto scorre, e ritorna. Stessi nomi, stesse geometrie pericolose. Tutto avviluppato su di me, o su di noi, su quei nomi, su quelle forme.


Non ho bisogno di lassativi musicali, ora. La musica la sento, è l'unica cosa diversa, ed è forse l'unica cosa che riesce a spezzare questo loop, questo riapparire di luoghi, di facce, di nomi.


Le paure, all'altro estremo, rimangono sempre uguali a sé stesse. Paura di scomparire, o meglio di non essere mai apparso, di esser comprimario dove si cerca il ruolo da protagonista. Tutte quelle forme, sfere, cubi...


E paura di ritrovarsi sugli stessi passi, perchè quando ci perdiamo giriamo in tondo, e ritorniamo agli stessi luoghi, ed è come se qualcuno ci spingesse a farlo.


7 anni fa, c'era qualcosa di diverso? E 5, che cosa è cambiato da allora? Solo 3 anni ed era tutto così confuso, nuovo. Forse la fine del nastro. Gli ultimi scampoli quella vita traslata, in posti diversissimi, ma era così tanto diversa da 6, 4 ... fa tanta differenza?


Qualcuno dovrebbe dirmi che non è così, che solo tra due ore inizierà qualcosa di terribilmente diverso, tanto nuovo da tornare a farmi tremare, che le nostre esistenze sono tutte lì, in attesa di essere dipanate, ed hanno un binario conficcato nel terreno, o che al contrario sono sentieri d'aria, pronti ad essere modificati al nostro movimento.


L'emicrania mi dà tregua, posso tornare a scorrere.

mercoledì, 02 luglio 2008
author: Gardrathbelga @ 13:26
category: erasmus, deliri di onnipotenza, erasmus sickness
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Solitamente quando ci guardiamo indietro, e osserviamo chi ci ha lasciato lungo il percorso, proviamo delle strane emozioni: come quando si guarda una vecchia foto, dove non ci riconosciamo più, così quelle persone, sembrano relitti abbandonati alla corrente della memoria.
Le persone scompaiono, non è un mistero.
Colpa nostra, colpa loro, non è importante.
Ho sempre pensato che la cosa più importante per tenere salda una relazione fosse la reciproca tensione verso l'altro; non è un movimento naturale, è più come uno stiramento dei nostri muscoli in una direzione, qualcosa che a volte diviene più doloroso che altro ...
E allora abbandoniamo questo atteggiamento, ci giriamo dall'altra parte magari, cerchiamo negli occhi degli sconosciuti qualcosa che ci faccia innamorare di nuovo.
Penso in fondo che non ci sia molta differenza tra l'amicizia e l'amore. Certo, qualcuno che mi conosce meglio potrebbe facilmente trarre le sue conclusioni, dicendo che in fondo io molte volte ho confuso questi due sentimenti, li ho mischiati pericolosamente ,facendo fuoriuscire dal contenitore un pericoloso mix, che come tutti i cocktail mi sono stati sempre indigesti ...

Ma non è questo, non è questo.
La verità è che l'amicizia è solo un amore disinnescato sessualmente, per motivi di gusti o di vissuti ... sono sentimenti allo stesso modo forti, che ti legano ad una persona ... ma a volte scompaiono. Quasi naturalmente.

Ci sono quelli che rimangono, ovviamente, al di là dei cambiamenti e dei rovesci di fortuna ... quelli che ti sono accanto per una vita e forse più ...

Ma ci sono anche alcuni che magari non vorresti lasciare, ma che sei costretto, e non riesci a capire perchè devi farlo, e vorresti continuare , e vorresti che non finisse mai quell'ultimo, intenso, momento d'addio ...

Allora forse li dedichiamo uno spazio altro nella nostra mente, un ruolo da comprimari, ma quei comprimari fondamentali nello sviluppo della trama, quei passaggi obbligati da una scena all'altra, che rendono un film degno d'essere visto. Loro sono lì, racchiusi in un gesto, una battuta, perchè è questo crudelmente che il nostro subconscio si è degnato di mantenere ... una parte che a stento focalizziamo, ma vorremmo ricordare meglio.

Sono un po' come le meravigliose passanti di De andrè ... quanto altro vorremmo conoscere della loro vita che non ci è dato ...

Dedico a tutti loro, a tutti voi questo post, dunque, con l'augurio di avere la migliore vita che vi potrete concedere .

Vale.

lunedì, 23 giugno 2008
author: Gardrathbelga @ 10:28
category: calcio, azzurri, europei
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In fin dei conti continuo a credere sia stato un bene, per come è andata.
Sì lo sapete, mi sto riferendo ancora agli europei, alla partita di ieri sera. Che ci volete fare, tanto è per l'appunto finito tutto.
Mica l'amore per il calcio, no.
Continuerò a seguire questi europei, ma cosa sono, in fondo, 3 partite? Si può solo sperare che non vinca la germania, che una eventuale vittoria della spagna gli appaghi sufficientemente tanto da non farceli ritrovare troppo combattivi ai mondiali.
Ma in fondo, la partita di ieri potevamo perderla con un altro secco 3 a 0. Non è stato così, San Buffon , San Chiellini e San Zambrotta (sì, anche zambrotta, guardate cosa ha fatto a fine partita) hanno ritrovato se non altro quello spirito da linea Maginot che ci aveva caratterizzato.
Abbiamo pareggiato, siamo usciti facendo quello che facciamo meglio, difendere ad oltranza. Senza permettere agli altri di esprimere il loro calcio. Siamo gli Azzurri, il nostro destino è proprio così.

Certo forse il destino cambia. Ma non credo. La Spagna non vincerà l'Europeo. Sono spauriti, tanti piccoli Marcellini, come faranno a sopportare il peso di Crante Cermania?

Certo, questo europeo ci ha segnato che, se qualcosa di folle c'è, quello è proprio il calcio.

Quindi io innanzitutto consiglio a tutti di non leccarsi le ferite, perchè , in fondo, siamo ancora campioni del mondo, e ci vorranno altri 2 anni per toglierci questa nomea: sfruttateli bene, ragazzi.
Usciamo, fateci caso, e gli altri non possono mai sbeffeggiarci. Ve lo ricordate Buffon del dopo l'Olanda? Beh, era giusto che si esprimesse così, perchè l'Italia poteva far vergognare per il brutto gioco, ma mai per il risultato. da 14 anni a questa parte, e scusate se son pochi, L'unico modo a noi conosciuto d'uscire è stato pareggiando : Finale 94, Euro 96, Francia 98 ... e le volte come Euro 2000 e 2002 , beh, lì c'è stata la somma sfiga.,.. su quello non si può non convenire. Ah Byron, Byron ...

Alla fine soffriamo, arriviamo di solito abbastanza in fondo da poter recriminare, ma siamo sempre la solita Italia.
Meno male, aggiungerei io, ci siamo abituati, un cambiamento repentino sarebbe come minimo inaspettato.
Mettete apposto trombetta e bandierone, forse tra due anni li rispolvereremo, nel frattempo chiudiamo il nostro sipario sull'europeo, perchè, in fondo, di germania turchia e spagna russia, ormai, ci frega ben poco.
Tifosi, prima che calciofili.
mercoledì, 18 giugno 2008
author: Gardrathbelga @ 13:02
category: calcio, azzurri, , erasmus, europei
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  • Comunicazione di servizio

(Io lo so, che per esser visto da un po' di gente questo post dovrà rimanere nell'etere per almeno una settimana, spero però che entro sabato sera almeno gli irriducibili che passano di qui sperando in una riapertura, possano leggere e , se vogliono commentare.)


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"... chi ama l'amore e
 i sogni di gloria
chi ruba pensioni
chi ha scarsa memoria ... "



A.A.A. Post Pallonistico (ma anche no)

L'italiano vero, lo sanno anche i Cinesi, non è quello di Cotugno, che innocentemente cercò un piccolo elogio, e trovò lo scherno di generazioni di conterranei stretti in una canzone leggera leggera ; Forse perchè "L'Italiano vero" non esiste, non è mai esistito, e mai esisterà: lo stesso Mussolini, dovendo descriverne i pregi, non riusci a far null'altro che trovare tre categorie, quanto mai agli antipodi e diseguali:
Poeti, Santi e Navigatori ... se fossero i Tedeschi a descriversi così, li prenderemmo in giro da mane a sera.

Ma no, non è così, perchè in fondo il trait d'union del popolo Italiota è proprio quel cercare costantemente l'uscita dagli schemi, il cercare l' a-logicità, l'a-schematicità, la sorpresa, l'effetto, la passione che prevale  senza mezzi termini sull'intelletto.
Siamo quelli che si arrangiano più perchè non ci piace fare come tutti gli altri, che sudano e lavorano dall'inizio alla fine, ma sonnecchiamo per poi venir fuori dal pantano col colpo di genio o di culo , quasi solo per stare più tranquillo.

Non è un caso che torni a scrivere su questo blog per parlare di Europei, di quegli azzurri che ci hanno fatto penare per una settimana intera, salvo poi regalarci un'altra emozione, per una volta ancora.

Il percorso possibile (calcisticamente) e probabile (statisticamente) ci potrebbe portare, dopo la Francia, ad affrontare Spagna, Olanda e Portogallo.
Queste quattro nazioni sono state in un modo o nell'altro quelle caratteristiche del mio Erasmus, e il mio pensiero non può che andare a Liegi, dove immagino chi è rimasto lì a tifare per l'Italia, per la Spagna, per il Portogallo.
Partendo da Paulo, con cui mi sono imbarcato in fantastiche discussioni calcistiche trans-nazionali, che ti fanno render conto di quanto questo magnifico Sport sia letteralmente una Catena d'acciaio capace di riunire persone diversissime.
Proseguendo con tutti i miei amici Spagnoli, col loro "Tassotti Tassotti", a rivangare quel '94, a sperare nella rivalsa che forse arriverà, forse no, domenica. buena suerte, hermanos.

Finendo negli occhi di quelli con cui ho condiviso di più, i ragazzi italiani, che come tanti Erasmi italiani oggi sognano e sperano di poter urlare al cielo d'Europa la loro gioia, ancora. Campioni d'Europa in Erasmus.
Un sogno che a solo chiudere gli occhi sembra sublime.
E poi agli Italiani d'europa, quelli che sono più Italiani di noi, a conti fatti. Fidatevi. Anche per loro questo è un sogno, che spero continui.

Ma l'Italia, gli Azzurri, cosa sono in fondo se non l'esatta specularità del popolo che rappresenta?
Cercare di stare in più scarpe,  con la difficoltà di chi si sente sempre inadeguato, eppure, in fondo, migliore.
Vorrei far capire agli altri che tifare Italia no è mai una bella cosa. Mai nemmeno da campioni del Mondo.
Perchè, per quanto siamo piagnoni, machiavellici, nervosamente insicuri, passiamo le partite a scacciare i fantasmi.
Ieri sera ne è un chiaro esempio.
Ero all'Alpheus, ultima serata di Martelive. Maxischermo. Il Buio nel main stage, e un paio di centinaia di persone lì, sedute o in piedi, tesi, nei primi minuti, tutti come corde di violino.
C'erano i gufi "tanto usciamo", i critici "facciamo schifo" i biscottari ...
Un gol su rigore con espulsione non ha sciolto i nostri muscoli, tutti lì, a sperare ora nel gol degli Olandesi, che dopo questa notte per me saranno per sempre i Grandi Oranje.
L'urlo liberatorio al gol di uno degli spilungoni biondi, e poi l'esplosione di gioia incontenibile, su quella palla deviata da Henry che per me è il miglior fotogramma di tutte le Nazionali: vincere, mai bene, facendo lo sgambetto all'avversario. Lasciando agli altri  piangere per i rimpianti, passando noi una serata strana, ma impagabile.
Ma solo al 90', "a bocce ferme", tutti gli Italiani ci han creduto. Fino all'ultimo, con quella tendenza all'autolesionismo, abbiamo avuto paura. Un brasiliano, all'80', si sarebbe dato ai canti ed ai balli, perchè non considerano il fato.
Il fato, il "culo" e la "sfiga" che sono per noi quasi compagni di viaggio, che, in fondo, si incrociano spesso anche nel percorso di quegli Azzurri che sono il nostro stampo. In tutte le competizioni che ricordo, non ricordo un'italia non condizionata da uno di questi nostri due fattori... ed è forse proprio per questo, che, a volte, vinciamo.
Perchè lo sappiamo già ... se perdiamo, di qui alla finale, o se vinciamo, non sarà mai completamento per merito (o demerito) nostro. Perchè di mezzo ci passa sempre il culo. O la sfiga.

In tutto questo, una dedica a quella decina di pazzi, quegli erasmus francesi tutti uniti in quel locale ostile.
Hanno cantato sull'uno a zero. Hanno cantato sul due a Zero. Si son presi il "ma che siete venuti a fa'" senza batter ciglio. Perdenti, ma mai sconfitti.

C'est la France. Bonne chance pour la prochain fois.

Il fato che però no
martedì, 15 aprile 2008
author: Gardrathbelga @ 13:40
category: politica, voto, berlusconi, veltroni, partito democratico, politica for dummies
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consigli e riflessioni su come prepararsi a cinque probabili anni di opposizione e berlusconismo

La sconfitta dei Media

    Prima della politica, c'è da fare un'analisi mediatica delle ultime elezioni.
Considerato che PD e PDL hanno, in un modo o nell'altro, confermato le aspettative, i più bruciati dal risultato elettorale sono forse stati proprio i media nel loro complesso.
Il perchè è abbastanza semplice: un pareggio (badate bene, sarebbe andata bene anche una vittoria di misura, nell'ordine della manciata di senatori di vantaggio) avrebbe innanzitutto consentito un lunghissimo torrente televisivo per tutti i canali, con politici e commentatori a contare i voti, a ipotizzare mondi possibili, a balenare grosse coalizioni.
Sintomatica La7, che aveva preparato una maratona televisiva per spogliare fino all'ultimo le schede e gli elettori italiani.
C'era stata poi la carta stampata, i due principali giornali che, un po' per antiberlusconismo ed in parte per la ghiotta occasione di essere ancora arbitri della contesa politica, avevano abbandonato qualsiasi aplomb (tra l'altro non richiesto ad uno di loro, ma tanto decantato da via Solferino).

Non è stato così. Nessun testa a testa, ma percentuali che oscillavano e si spostavano pian piano, ma dando sempre una chiara affermazione del Popolo delle Libertà.

Mister B. , again

Viene fuori tra gli opinionisti il preponderante partito del "ah, ma io lo sapevo"; ci scusi, Premier, per le battute e le accuse di "fiacchezza", abbiamo scherzato.

E se prima s'era gridato al "Solito signor B. , becero e verbalmente violento, che non accetta il confronto", ora tutti si ravvedono, e interpretano le sue parole come magnanime aperture agli sconfitti, contraltare del fair play telefonico di Veltroni.

Il nuovo Berlusconi, lo Statista che vuole consegnarsi alla Storia, senza paura di diritto di recesso di quest'ultima.
E sarà questo, a mio parere, l'unico assillo del nuovo Presidente del Consiglio.
Non Craxi, ma De Gasperi. Non l'interprete di una situazione di confusione, ma il Salvatore della Patria, colui che ama l'Italia e gli Italiani sopra ogni cosa, perchè il resto, ormai, l'ha amato abbastanza.

Questi sono i suoi desideri: di contro conosciamo bene le sue infinite contraddizioni, e quella deriva macchiettistica del suo comportamento che, in qualche caso, m'ha fatto anche pensare a qualche incipiente forma di demenza Senile.
Dovrà controllarsi, e per lui sarà difficile, soprattutto sulla scena internazionale. Spero si comporti bene, ma non me l'aspetto.

Un Ventennio

Ormai è chiaro, dopo questo risultato. Gli Italiani, dalla dissoluzione di DC PSI e PCI, hanno bisogno di Berlusconi.
Di lui o del rovescio della medaglia, quel Romano Prodi che si conferma suo unico spauracchio.
Ma non è lo stesso; di volta in volta, gli abiti che ha indossato per il suo trionfo sono stati differenti; questa volta, persino, non s'è nemmeno impegnato più di tanto, consapevole che il popolo gli avrebbe affidato le chiavi dello Stato senza incertezze.

Il voto degli Italiani, in questi anni è stato sempre un voto d'evasione.
Piano con le battutine. Non parlo di evasione fiscale.
Una evasione dalla situazione esistente, ma sempre tesa non al cambiamento, ma al salvataggio.
Berlusconi lo incarna. Non per il suo considerarsi "unto", ed ora persino "agnello sacrificale", ma perchè viene evidentemente scelto dagli lettori come tale.
Questa volta non ci sono state nemmeno grosse promesse, tuttalpiù accenni a un impegno forte, ma mai iperbolico.
Le Sinistre, e forse un po' storcendo il naso ma tra questi inserisco anche il PD, comunicano sempre con la seconda persona plurale: e quindi se ci sono sacrifici all'orizzonte, saranno certamente "tutti", a doversene far carico.
Non così Berlusconi. E' lui che promette il SUO impegno ed il SUO sforzo. E' logico chi vinca, in un popolo che più di ogni altro si riconosce per l'incapacità di mettersi seriamente al lavoro.
Si dice a Bari: La fatic se chiam chicozz, e a me non m'engozz. La fatica è un peso, ed io non lo voglio.

I Wanna be a PD star

Governerà Berlusconi.
Per il tempo che si vorrà dar lui, che ha come obbiettivo la salita al colle, spera con una piccola modifica in senso Presidenzialistico della Costituzione.
Se Napolitano, come mi auguro, camperà per altri 20 anni , il Signor B. dovrà arrivare alla fine dei 5 anni.
Fortemente probabile.
Ma dovrà anche ragionare col PD, almeno per quello che gli serve. in fondo, in questo modo, riuscirebbe a concludere la sua carriera politica al meglio alla veneranda età di 84 anni.
E' una persona intelligente, e sa che il PD e Veltroni sono una forza crescente. I voti che il PD ha ottenuto sono il loro vero punto di partenza, una linea Maginot che dovranno difendere con le unghie e con i denti.
Un terzo esatto degli Italiani è con loro. Quell'uno su tre ha però il forte bisogno di una figura di riferimento, e Walter potrebbe assumere le caratteristiche Weberiane per guidare il suo popolo in una solitaria attraversata del deserto. Con loro non ci saranno nemmeno i "Compagni di Sinistra", e sarà quindi primario costruirsi una identità "vera", che non sia un compromesso inespresso con le due anime che si agitano al suo interno.
In più saranno comunque determinanti per la riscrittura di quelle che vengono ormai chiamate "le regole del gioco". E qui lasciamo intedere agli intenditori.

EX POST

C'è stato un flusso chiaramente interpretabile, per quel che riguarda tutti i partiti minori.
La Lega, appunto, passa da piccola a media potenza, determinante per la maggioranza (senza di lei, la CDL arriva, col voto dei senatori a vita, a un 160 che inizia a far tremare i polsi).
E la Lega, come ha saggiamente dichiarato Bossi, ha preso i veri voti persi dalla Sinistra: 10 - 3 = 7 % , togliamo un 3 percento diviso tra PD, IDV e derive sinistrose, abbiamo quel raddoppio al Nord.
La classe operaia ha deciso di recintarsi il paradiso, che ha creato con fatiche e sudore in anni di contestazioni violente e  voto irrigimentato.
Ma forse il comunismo non può più essere altro se non una corrente culturale. E' giusto che sia così, il linguaggio di lotta moderno parla d'altro, di sfide che bisogna interpretare, non solo tentare di irrigimentare.
Forse, la classe operaia è persa per sempre. Ma bisognerebbe tentare di costruire, a Sinistra, qualcosa di veramente nuovo, e con qualche solita faccia in meno.
Apprezzabile, in questo senso, il passo indietro di Bertinotti. Onore delle armi, ma la sua sfida l'ha già vinta, traghettando fuori dalle macerie del muro una parte degli Italiani.

Asse mediano

Vorrei che la si smettesse con l'ossessione del Centro. Davvero. L'Italia sembra davvero un figlio che rimpiange la mamma morta, ma mai sepolta. la DC come grande forza è scomparsa da tempo, ma tutti corrono a riesumare reliquie per poi urlare "ero io il suo figlio prediletto"; ma anche se il papà (con o senza accento) proclama che è Casini il vero continuatore del monolite bianco, l'Italia non gli riconosce pienamente la paternità.
Perchè la DC, a mio parere, s'era dipinta il viso di bianco più per opposizione al rosso vivo, che per vocazione naturale. Certo, i grandi ispiratori lo erano, ma pian piano, a mio parere, a quello si sono sostituiti elementi più prammatici, necessari ad essere partito di governo.
Che doveva dunque togliere e concedere.
Ma, in fondo, sui temi "laici", ha sempre perso.

E' questo dato a un trentennio di distanza, e con questo risultato, ci mostra una società più che mai disinteressata alla morale, fortemente e monetariamente secolarizzata.
Ma è mai stato diverso? a mio parere, a parte il flusso operaio di cui ho parlato, la società italiana è da tempo divisa in modo simile a quello che si prospetta oggi:
una parte riformista, più o meno moderatamente, che si divide tra pd e pdl, una seconda parte individualista e latentemente nazionalista, che si colloca per intero nella pdl; ci sono poi una corrente fortemente cattolica e una minoranza propriamente di sinistra, in parte confluita nel pd, in parte dispersa in quell'universo di partiti sotto lo sbarramento. l'UDC non si schioderà mai più da quel 4-6 % nazionale. Non come partito cattolico.

R.I.P.

Ormai, ad ogni tornata elettorale, c'è qualche partito che scompare definitivamente. Questa volta è ufficialmente toccato ai socialisti, ormai interpreti di un bel nulla, per di più schieratisi sul fronte laico che, come ho detto, e per gli italiani meno importante di quanto si pensi.

Buon Governo.

 

   

giovedì, 10 aprile 2008
author: Gardrathbelga @ 15:32
category: politica for dummies
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(ma in urna sentirò il richiamo per le radici comuniste)

Forse questo post non sarà letto da nessuno, data la mia colpevole mancanza sul blog da quando son tornato; ovviamente c'è stata un minimo di crisi data dal ritorno, ed è difficile ritrovare argomenti di cui parlare intelligentemente su di un blog.

In questi ultimi giorni, c'è qualche persona però che mi contatta per chiedermi un piccolo consiglio, dato che in fin dei conti tutti siamo un po' opinion leader, e indirizziamo i voti di altre persone.

Il discorso è semplice, dovreste vedere il voto secondo due angolazioni: c'è quella personale , Rappresentativa, in cui esprimi una preferenza individuale per influire direttamente sul risultato.

Ma c'è poi una seconda forma di voto, ed è quella sociale. Ogni persona può teoricamente portare con sè un numero espresso anche nell'ordine delle centinaia di voti, ovviamente per le persone più influenti.
Un imprenditore, un preside, un primario, può far votare tantissime persone.

Nota bene: non parlo di clientelismo, ma di lbera espressione di una opinione e, conseguentemente, libera decisione in merito a tale opinione.

E ciò non avviene per disimpegno o disinteresse: d'altronde parliamo di persone che pur sempre Vogliono votare. E votare bene.
I perchè di questa sponsorizzazione del voto possono differire da persona a persona, ma di certo ci comunicano in fondo che, tuttora, si attribuisce al voto, anche se è un voto fiacco e da alcuni ritenuto "superfluo", una importanza tutta speciale.

La campagna elettorale è sta considerata come non mai spenta e di pochi contenuti, e solo in questi ultimi giorni, forse su consiglio dei rispettivi spin doctors, i due leaders hanno deciso un attimo di alzare il tiro.

Ma questi toni bassi non corrispondono, non fatevi ingannare, a una poca importanza della decisione che, volenti o nolenti, compiremo tra 3 giorni.
dopo tre lustri di barricate e opposte fazioni, siamo chiamati a un voto più impegnativo: riconoscersi al di qua od al di là del Berlusconismo è in fondo cosa oramai abbastanza semplice. D'altronde, per l'appunto, abbiamo avuto quindici anni per capirlo.

Più difficile è però avere , per ogni posizione politica precedente, almeno tre posizioni distinte ed egualmente ragionate.

Votare i partiti più grandi, cercare di influenzare la realpolitik e prendere direttamente responsabilità del futuro.
Ma vi è poi l'incomodo, quel partito bianco e quel partito rosso, che diversamente per i due schieramenti rappresentano comunque una visione alternativa a quella che ormai viene abitualmente chiamata "ricetta", come se risanare l'italia sia una questione squisitamente medica. Il che la dice lunga...

Un voto all'Udc o alla Sinistra non è inutile, ha un valore sicuramente d'opposizione, ma è per così dire una opposizione più ragionata, meglio convogliata, non vista solo come "sconfitta".

Ma, in fin dei conti, non è una scelta per tutti.
Non guardatemi così malignamente, non è mica un fatto di "coraggio" o, dio me ne scampi, "intelligenza".
E' puro senso di appartenenza.
In fin dei conti, se quella che vedrà la luce Lunedì sarà la "vera" Seconda Repubblica, quella compiuta, possiamo senza possibilità d'errore affermare che questi due partiti rappresentano i "salvati" della Prima.
I due partiti che rappresentavano l'Italia, il campanile ed il circolo, l'oratorio e la fabbrica, il potere e quel contro potere così troppo poco "contro", per gli esegeti dell'estremismo.
Ormai non può essere che una scelta personale, almeno per quel che mi riguarda.

Ma gli altri, per me, devono votare Pd.

au revoir.
venerdì, 07 marzo 2008
author: Gardrathbelga @ 01:24
category: dannate ricorrenze
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Ovvero dell'importanza che rivestono, per noi, gesti altrimenti considerati poco importanti.


Non so se abbiate capito quali siano. In fondo, li dovreste ricercare un po' nei vostri ricordi, un po' nella quotidianità.

E' lì che si nascondono, e ci guardano, sapendo che per quanto insignificanti, per noi rivestono una grande importanza. Forse, visti in una data maniera, potreste crederli quasi degli impostori, gettati in un cantuccio, ad aspettare il loro consueto momento di gloria. In questo momento, per esempio, vien fuori il vizio di disegnare con le mani una frase, prima di scriverla. Inutile, sì, ma necessario.
Oh, ma non parlo solo di lui.
 Ci sono i piccoli rituali; sono anni che ho l'abitudine di far colazione solo. Prima, una necessità data dall'incompatibilità col mio vecchio coinquilino, quell'evanescente Emanuele cui, in fondo, inizio a non riconoscere più le colpe che gli ho attribuito.
 Poi, fino a qualche mese fa, era più che altro un totale scompenso nei tempi di risveglio di Azu, Paulo e me: fino ad arrivare alla perfetta diacronia, con me che accoglievo il ritorno di Azu mentre riempivo la macchina da caffe'. Mi sono abituato a fare colazione al Pc; tra una notizia e una partitina a Solitario, mi sentivo quasi come un mattiniero della piazza virtuale, che, come in Spagna, non si riempie prima delle 10. Ma da quando sono tornato a Roma, e più precisamente da una settimana, ho cominciato, giocoforza, un nuovo periodo. L'inserimento di Daniele è stato un fortissimo polo di attrazione puntato sui miei comportamenti; ed anche quei gesti sono costretti a cambiare.

La colazione può diventare un rito, nella nostra esistenza squilibrata. Io, lo ricercherò, contento di scalzarmi uno di quei piccoli impostori.



P.S. THE IMPORTANCE OF BEING ALE

Esaurita la voce seriosa, possiamo dedicarci alle cazzate.
Ueeeeee

ALEEEEEEEEE !

AGUUUUUUUUUUR!

U SA! *

Visto che mi sono Arricordato? Poi non dire che non ti penso a te! Dato che lo so che con te alla fine non servono molte parole, non mi dilungo in un sermone strappalacrime Bebo-style, che poi lo so che ti scappa la lacrima e devi correre in bagno...
Qua tt'apost, come puoi immaginare, a parte un esame domani... per cui se me ne avverto ti chiamo, ma per favore non t'incaricare... al massimo ritardo... miraccomando... Alla fine puoi essere fiero ... per te si rimandano pure gli incontri di palla prigioniera... o sbaglio?
Insomma, che dirti se non rinnovarti gli auguri?

statti bene e una strizzatina di tette :P



 *il seguente dialogo è disponibile anche sottotitolato per non vedenti e in forma audiolibri per non sententi ... insomma... se non ci capite un cazzo non è colpa nostra!
giovedì, 28 febbraio 2008
author: Gardrathbelga @ 13:21
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...

ormai sono in Italia da quasi un mese.

Bene...

tra poco ritorno a infestare l'etere ...

...

chissà se qualcuno sta ancora aspettando.

A presto.